L’Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce come violenza sessuale “qualunque atto, approccio o commento a sfondo sessuale perpetrato utilizzando coercizione fisica o psicologica da parte di chiunque, indipendentemente dalla relazione con la vittima”.

L’importanza del riconoscimento, dell’inquadramento e dello studio di questo fenomeno-reato deriva dalla consapevolezza delle gravissime conseguenze che esso ha sull’integrità psico-fisica della persona violata: esso cagiona infatti problematiche a breve e a lungo termine che riguardano la totalità della persona offesa nella sua sfera esistenziale, psichica, sessuale, riproduttiva; può portare alla morte per omicidio da parte del violentatore,  per suicidio della vittima stessa, e può  essere fonte di sofferenza quotidiana per la paradossale stigmatizzazione che la vittima può ricevere dai famigliari o dal contesto sociale in cui vive.

La violenza sessuale è un fenomeno mondiale trasversale : al di fuori della realtà italiana od europea la prevaricazione sessuale sulla donna può assumere  aspetti ancor più drammatici, tra cui, ad esempio, lo stupro attuato come pratica di guerra o nell’ambito di conflitti interetnici quale simbolo di conquista e di denigrazione, la violenza carnale a scopo punitivo contro donne che abbiano infranto codici morali o sociali, le mutilazioni genitali e l’imposizione di visita ginecologica per accertare la verginità, l’imposizione dell’aborto, la negazione del diritto alla contraccezione od alla prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse. (HAKIMI, M.C. ELLSBERG, J. MOONEY).

Si tratta di un reato nel quale il “numero oscuro” cioè il numero degli episodi di violenza che non verrà mai denunciato o scoperto è altissimo, per cui i dati  “ufficiali”  ci forniscono statistiche molto inferiori alla realtà. Si parla infatti di quasi il 90% di violenze non denunciate, anche se il numero delle denunce sembra essere in aumento negli anni, e questa è una buona notizia, proprio perchè si tratta di una riduzione del sommerso.

Vengono fornite le statistiche ufficiali nazionali e le statistiche della Provincia di Sondrio.

Esistono delle tipologie, dei “profile” dei  “rapist”, gli autori di violenza: in base alle caratteristiche psicologiche e comportamentali rilevate e in base al comportamento manifestato sulla scena del  crimine nei confronti della vittima,si possono individuare violentatori di tipo selfish e unselfish ,( HAZELWOOD, A.W. BURGESS); in base all’approccio si possono distinguere i “confidential”, i “bliz” e i “surprise ; in base alle motivazioni dell’aggressione si possono riconoscere i Power-Reassurance (Compensatory), i Power-Assertive (Exploitative), gli Power-Assertive (Exploitative), e gli Anger-Excitation (Sadistic).

Esiste poi un rischio “vittimologico”, ricostruibile con l’analisi dei fattori che portano un particolare soggetto a diventare vittima di un crimine sessuale: alcuni soggetti possono essere più facilmente oggetto di aggressioni violente per via del loro lavoro, dell’ambiente che frequentano, delle loro abitudini o della situazione familiare. In altri casi il fattore di rischio non è così immediatamente comprensibile, essendo molti elementi situazionali non direttamente collegabili allo stile di vita del soggetto. Lo studio “vittimologico” è estremamente importante perché in un ‘ottica di prevenzione secondaria è necessario (e più facile) intervenire e modificare il comportamento o gli stili di vita della potenziale vittima, oltre che agire sulla condotta criminale.

Le conseguenze psicologiche del trauma della violenza possono essere immediate o a lungo termine: quelle immediate costituiscono  la RAPE TRAUMA SYNDROME (RTS)  (Lawrence, Donaldson)che  viene definita come “reazione acuta di stress ad una situazione di minaccia per la vita”.

La maggior parte dei soggetti che abbiano subito un trauma sessuale trova per fortuna le risorse necessarie (anche grazie ad opportuni aiuti e sostegni esterni) per un processo di risoluzione di questa devastante sindrome; quando però ciò non avviene   la sintomatologia può esitare nel Post Traumatic Stress Disorder (PTSD) o sindrome post-traumatica da stress, che può esordire dopo settimane, mesi o addirittura anni dallo stressor, e che comporta a sua volta ripercussioni a lungo termine sulla salute mentale.

 

Alla violenza consegue sempre comunque una grave compromissione dei vissuti e dei comportamenti in chiave relazionale: circa la metà delle vittime (48,9%) ammette di essersi fatta più fredda e diffidente (il fatto che la violenza sia stata perpetrata, nella maggioranza delle volte, da una persona conosciuta – amico, parente, conoscente o famigliare – spiega di per sé in modo evidente la ragione e la predominanza di tale perdita di fiducia verso il prossimo), mentre un numero più contenuto, ma senz’altro non trascurabile, mostra di essere divenuto molto chiuso e riservato e di avere, conseguentemente, difficoltà ad instaurare nuove relazioni (8,6%), di essere più aggressivo (8,1%), di avere difficoltà ad avere rapporti sessuali (6,8%) e di essere cambiato in generale (4,8%). (ISTAT 2002).

 

Conosciamo anche delle conseguenze trans generazionali: la violenza sessuale subita, oltre alle conseguenze dirette sulla persona, può determinare, a causa dell’avvenuta alterazione dell’equilibrio psicopatologico, una serie di sequele che presentano un’estensione transgenerazionale e che dunque vanno a  ripercuotersi su altre persone. L’aver subito violenza sessuale porta le donne, attraverso un’accentuazione patologica dei livelli di auto-disprezzo e colpa, ad una riduzione nella fiducia in sé stesse, ad una compromissione delle capacità di sviluppare attitudini materne ottimali: da  studi effettuati su  campioni di madri che avevano subito violenze sia durante l’infanzia che durante l’età adulta, sono emerse importanti carenze nell’attitudine materna e severi disturbi comportamentali nei figli, in quali ricevevano un’educazione inadeguata; è stata inoltre segnalata una correlazione tra l’abuso sessuale e una maggiore incidenza di depressioni post-partum: questa situazione clinica ha un pesante impatto sulla relazione precoce della diade madre-bambino e sulle sue implicazioni future. La competenza genitoriale, un’acquisizione che si basa su modelli interiorizzati delle figure di attaccamento, può presentare una distorsione nel senso dello sviluppo di un ennesimo genitore maltrattante e può comportare modalità di accudimento disturbate di segno opposto, caratterizzate da un comportamento eccessivamente adesivo, affettivamente intrusivo e globalmente inadatto, pur in assenza di condotte di abuso fisico. (BRANCALEONE da H. DUBOWITZ).

 

Viene infine proposto un progetto di protocollo di intesa per la promozione di strategie condivise finalizzate alla prevenzione ed al contrasto del fenomeno della violenza nei confronti delle donne in provincia di Sondrio.

 

Relazione in via di presentazione nella sessione "La violenza come problema di salute pubblica" all'XI Congresso di Psichiatria di Bormio (SO), 1-4 Aprile 2001