A PROPOSITO DI FEMMINICIDI

14.11.2023 15:07

di Claudio Marcassoli

 

I recenti fatti di cronaca e i numeri relativi ai femminicidi in Italia ci restituiscono una realtà terribile. I dati ufficiali ci dicono che ogni 2,5 giorni nel nostro paese viene uccisa una donna. I freddi numeri non ci dicono molte cose, tra cui il fatto che, spesso l'omicidio rappresenta il culmine di una lunga condotta di maltrattamenti e di atti persecutori. I segnali premonitori di un’evoluzione del singolo rapporto di coppia in senso aggressivo, violento o abusante, sono oggetto di studio degli esperti: il principale movente della violenza contro le donne sembra essere il rapporto di potere all'interno della coppia o della relazione, oltre che quello passionale. La violenza è espressione del desiderio di controllo, dominio e possesso dell'uomo sulla donna e viene usata per confermare e stabilizzare il potere maschile. E ciò aumenta man mano che la libertà delle donne cresce. Ecco allora che la violenza all’interno delle mura domestiche può aggravarsi fino a sfociare nell'omicidio, quasi sempre preceduto dal protrarsi di situazioni di abuso, di sopraffazione o di vessazione; oppure la violenza nasce dalla decisione della donna di porre fine alla relazione di coppia, decisione che l'uomo non è in grado di tollerare.

Nella normativa italiana, il termine femminicidio, si riferisce all’uccisione di una donna con la quale si ha, o si ha avuto, un legame familiare/affettivo. Quando parliamo di legge sul femminicidio, generalmente ci riferiamo al decreto-legge n. 93 del 14 agosto 2013, convertito nella legge n. 119 del 15 ottobre dello stesso anno. Da quel momento, la relazione affettiva è diventata il nuovo parametro per le aggravanti su cui tarare aggravanti e misure di prevenzione. Rilevante sotto il profilo penale è, da allora in poi, la relazione tra due persone, a prescindere da convivenza o vincolo matrimoniale. Vi è un' aggravante comune, applicabile ai reati di maltrattamento in famiglia e di violenza fisica a danno o in presenza di minorenni o donne incinte. Aggravanti specifiche sono previste inoltre  per la violenza contro donne in gravidanza o commessa da chi sia stato legato da una relazione affettiva. Nel 2019  con la legge n. 69 del 19 luglio 2019 per il contrasto alla violenza di genere, è stata varata la normativa sul Codice Rosso che prevede nuove misure come la procedura di emergenza nei casi di violenza domestica, stalking e maltrattamenti familiari. In particolare, appena avvertito dalle Forze dell’ordine dei maltrattamenti, violenze sessuali o atti persecutori, il Magistrato deve sentire la vittima entro massimo tre giorni dall’inizio del procedimento e valutare se applicare immediatamente la misura cautelare. Inoltre tale normativa  cencede tempi più lunghi per sporgere denuncia: rispetto ai sei mesi precedentemente previsti, la vittima ha tempo fino a dodici mesi. Oltre a ciò, sono state inasprite le condanne per questa tipologia di reati.

Insieme all’aspetto normativo è di fondamentale importanza che le donne che subiscono delle violenze vengano protette in ogni aspetto della quotidianità. Fin dal primo episodio di stalking, il soggetto abusante dovrebbe  d’ufficio, e celermente, essere seguito psicologicamente, affinché le decisioni giudiziarie vengano prese anche in base alle figure professionali, con prerogative forensi, che seguono l’abusante, quando egli accetti  il sostegno . Abbiamo il dovere di prevenire in ogni modo la violenza di genere e il suo epilogo più tragico.